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Nessuno è felice senza un'illusione di qualche tipo. Per essere felici, le illusioni sono necessarie quanto la realtà.
 
La felicità non dipende tanto dal piacere, dall’amore, dalla considerazione o dall’ammirazione altrui, quanto dalla piena accettazione di sé.
 
Non accontentatevi della felicità, aspirate alla serenità.
 
Osserva un bambino che raccoglie conchiglie sulla spiaggia: è più felice dell'uomo più ricco del mondo. Qual è il suo segreto? Quel segreto è anche il mio. Il bambino vive nel momento presente, si gode il sole, l'aria salmastra della spiaggia, la meravigliosa distesa di sabbia. È qui e ora. Non pensa al passato, non pensa al futuro. E qualsiasi cosa fa, la fa con totalità, intensamente; ne è così assorbito da scordare ogni altra cosa. Il segreto della felicità è tutto qui: qualsiasi cosa fai non permettere al passato di distrarre la mente e non permettere al futuro di disturbarti.
 
Dobbiamo convenire che per essere felici nella vita bisogna letteralmente paralizzare molti lati della nostra anima.
 
La capacità di migliorare consapevolmente le proprie risposte cognitivo-emotive agli stimoli esterni e interni è la qualità umana di più alto valore per la conquista della felicità, ovvero per il mantenimento di buone relazioni con gli altri e con la natura, e per la ricorsiva soddisfazione dei propri bisogni primari.
 
Se ti capita di essere felice senza sapere perché, non ti preoccupare. Non sempre il motivo è comprensibile. Assicurati soltanto che la tua felicità non sia causata da comportamenti nocivi (prima o poi) per te o per qualcun altro.
 
Buona parte della felicità nostra sta nella distrazione da noi medesimi.
 
Molti uomini vivono felici senza saperlo.
 
Una vita «abbastanza» felice è una vita in cui i bisogni che la caratterizzano vengono soddisfatti senza troppo ritardo ogni volta che si acutizzano.
 
Se improvvisamente e inaspettatamente ti senti felice, non sentirti in colpa per questo, anche se sei circondato da persone infelici. E comunque i momenti di felicità hanno breve durata.
 
Ognuno cerca la felicità a suo modo, usando le risorse a propria disposizione.
 
Tre cose occorrono per essere felici: essere imbecilli, essere egoisti e avere una buona salute. Ma se vi manca la prima tutto è finito.
 
Strappa all’uomo comune le illusioni e con lo stesso colpo gli strappi anche la felicità.
 
La felicità non consiste nell'acquistare e godere ma nel non desiderare nulla, perché consiste nell'essere liberi.
 
Per alcuni la felicità è una sensazione cosi insolita che appena la provano, si allarmano e s'interrogano su questo nuovo stato; nulla di simile nel loro passato: è la prima volta che si avventurano fuori della sicurezza del peggio.
 
Assumersi la responsabilità della propria infelicità è l’inizio del cambiamento.
 
Nulla ci rende più felici che la sensazione di essere uguali e uniti agli altri. Per questo tendiamo a illuderci e a illudere gli altri che siamo veramente uguali e uniti, e a tale scopo chiudiamo spesso gli occhi di fronte alle evidenti differenze e competizioni tra noi umani.
 
La felicità: per alcuni arriva inaspettata, per altri arriva dopo terribili fatiche, per altri ancora non arriva mai. Anche perché non è chiaro cosa sia e da cosa dipenda.
 
Un placebo è una promessa di felicità che rende felice chi ci crede, fino al momento della delusione. La bellezza, la medicina ciarlatana, la propaganda (commerciale, politica, religiosa, ecc.), la fede, sono esempi di placebo. Il placebo genera speranza e fortifica, e in tal modo facilita l'autoguarigione dalle malattie.
 
La felicità che alcuni cercano è un'illusione, e la felicità che alcuni trovano è una realtà basata su illusioni.
 
La felicità è un processo, non uno stato.
 
Giammai sarai felice finché un altro ti darà fastidio per il fatto che è più felice di te.
 
La mancanza di qualcosa che si desidera è una parte indispensabile della felicità.
 
Non ci sarebbero tanti disperati nella vita se tutti, da bambini, fossero stati davvero amati e solo amati.
 
Un momento di felicità fa dimenticare le infelicità passate passate, e non fa prevedere quelle future.
 
Un umano non può darsi la felicità, tuttavia può creare le condizioni per ottenerla.
 
Il motivo per cui uno sta più o meno bene è estremamente complesso. Chi crede di conoscerlo, molto probabilmente si sbaglia.
 
La felicità consiste nel non desiderare che ciò che si possiede.
 
L'uomo passa la vita a imparare e disimparare la logica della felicità, ovvero quali situazioni, pensieri e comportamenti aumentano il suo grado di felicità e quali lo diminuiscono.
 
La felicità è impossibile a chi la desidera.
 
La felicità è l'effetto temporaneo dell'avverarsi dei propri desideri o dell'illusione che essi stiano per avverarsi.
 
Non si può essere felici da soli.
 
Due infelicità sommate possono fare una felicità
 
Se non sei felice è tutta colpa tua. -- Proverbio Tibetano
 
Godi e fa' godere, senza far male a te stesso o a qualche altro: ecco qui, credo, tutta quanta la morale.
 
Come possiamo insegnare agli altri a fare cose che non siamo capaci di fare noi stessi? Come possiamo insegnare agli altri ad essere felici se non lo siamo noi stessi?
 
La felicità non è avere quello che si desidera, ma desiderare quello che si ha.
 
Uno dei grandi segreti della felicità è moderare i desideri e amare ciò che già si possiede.
 
La felicità non è la libertà dai bisogni, ma la possibilità di soddisfarli ogni giorno.
 
La felicità è il frutto finale e perfetto dell'obbedienza alle leggi della vita.
 
Non può essere felice chi è costretto a nascondere le proprie idee e i propri sentimenti.
 
Felicità è interagire con le persone e le cose giuste al momento giusto e nel modo giusto, ovvero soddisfacente per tutti gli interattori.
 
Sono felici i momenti in cui ci si sente uguali e uniti agli altri. Purtroppo quei momenti sono fugaci perché presto torna la percezione conscia o inconscia delle differenze e della competizione interpersonale.
 
La felicità, nonostante la pubblicità vi illuda, non ci viene dall'ultima generazione di telefonini o di computer, e più in generale di «prodotti», ma da uno straccio di «relazione in più».
 
La felicità consiste nel soddisfare dei bisogni e nel risolvere con successo dei problemi.
 
La felicità dipende anche dai pensieri che pensiamo.
 
La felicità non esiste. Di conseguenza non ci resta che provare a essere felici senza.
 
Il prezzo del progresso della civiltà si paga con la riduzione della felicità.
 
L'infelicità è l'insoddisfazione prolungata di bisogni irrinunciabili.
 
Io sono serena. Felice no: di fronte all’enorme sofferenza nella quale naviga il mondo, chi può essere felice? Non avrebbe senso.
 
La vita concede a ciascuno di noi rari momenti di pura felicità. A volte, solo pochi giorni o settimane. A volte, anni. Tutto dipende dalla fortuna. Il ricordo di quei momenti non ci abbandona mai e si trasforma in un paese della memoria a cui cerchiamo inutilmente di fare ritorno per il resto della vita.
 
Felice è chi crede ad una falsa promessa di felicità, finché non scopre che la promessa era falsa.
 
Felicità è continuare ad avere ciò di cui si continua ad aver bisogno.
 
La felicità ha un costo che non è uguale per tutti.
 
La maggior parte delle ricette di felicità e serenità che troviamo nel supermercato delle religioni, filosofie, ideologie e pseudoscienze offrono cure palliative che non risolvono il problema principale di ogni essere umano, che è quello di avere interazioni mutuamente soddisfacenti con altri umani.
 
Ricetta della felicità.
La felicità è possibile
e la ricetta è questa:
liberarsi e liberare,
capire ed esser capiti,
amare ed essere amati,
comunicare e cooperare,
e insieme giocare col caso.
 
La felicità è una menzogna, la cui ricerca è causa di tutti i malanni della vita. Ma ci sono calme serene che la imitano e forse la superano.
 
La felicità è sempre instabile e incerta.
 
I momenti felici sono quelli in cui un bisogno viene soddisfatto, una mancanza viene colmata, un problema viene risolto, un pericolo viene scampato, una crisi viene superata, una sfida viene vinta, un enigma viene chiarito, una giustizia viene ottenuta, un danno viene riparato, una malattia guarisce, un dolore cessa, una cosa cercata viene trovata, un sogno viene realizzato. Senza difficoltà non ci può essere felicità, ma solo noia.
 
La felicità odia i timidi.
 
La felicità è un percorso, non una destinazione.
 
La felicità, come la ricchezza, ha i suoi parassiti.
 
La felicità non è mai garantita, va difesa e riconquistata continuamente contro le persone e le cose che vorrebbero togliercela apertamente o di nascosto.
 
La felicità è un diritto, ma non una garanzia, non un’assicurazione. È una fortuna, che può essere favorita o sfavorita dal comportamento proprio e altrui.
 
Uno dei mali dell'attuale civiltà occidentale è la massa di false promesse di felicità da cui siamo circondati, promesse che si contendono la nostra attenzione per venderci qualcosa o indurci a sostenere certi leader.
 
La natura ha creato gli uomini in modo che desiderino ogni cosa e non possano conseguire ogni cosa: talché essendo sempre maggiore il desiderio che la potenza di acquistare, ne risulta la mala contentezza di quello che si possiede e la poca soddisfazione.
 
Se l'infelicità è il risultato di un desiderio lanciato al di là delle nostre possibilità, non c'è alcuna difficoltà a dire che chi è infelice in qualche modo è colpevole, perché è lui stesso causa della sua infelicità, per aver improvvidamente coltivato un desiderio infinito e incompatibile con i tratti della sua personalità, che non si è mai dato la briga di conoscere.
 
La vera felicità è l'illusione di raggiungerla.
 
Credere alle stesse false promesse di felicità è un fattore di coesione sociale, di condivisione, di unione, e in quanto tale è un fattore di felicità.
 
Il successo e la felicità di un individuo si misurano con la quantità di persone che lo desiderano come interlocutore, o partner, compagno, amico, amante, alleato, maestro, guaritore, guida, capo, collaboratore, giudice, consigliere, protettore, fornitore, incantatore, artista, intrattenitore, comico, ecc.
 
La felicità dipende in gran parte da cosa ci aspettiamo dagli altri, e il comportamento degli altri verso di noi dipende in gran parte da cosa ci aspettiamo da loro.
 
Il Natale è una promessa di felicità, di fraternità, di comunità, di pace e di regali. A parte i regali ai bambini, normalmente la promessa non viene mantenuta e dal giorno dopo tutto torna come prima.
 
Vuoi essere felice? Coltiva l'illusione che gli altri ti capiscano, ti rispettino, ti ammirino, ti vogliano bene, desiderino la tua compagnia e la tua cooperazione, e che tu sia libero di cooperare con le persone che ti piacciono, quanto, dove, come e quando ti piace cooperare.
 
Quando prendi molto sul serio il mondo, non puoi sapere cosa sia la felicità. La felicità accade unicamente quando hai messo radici in una visione del mondo secondo la quale tutto non è altro che un gioco.
 
Per avere un momento di felicità bisogna dimenticare i dolori passati e quelli futuri.
 
Nonostante i progressi della psicologia e della filosofia, I motivi per cui alcuni sono più felici o infelici di altri non sono affatto chiari. Alcuni pensano di conoscere tali motivi, ma non ci sono idee largamente condivise a tale riguardo.
 
Per essere felici è necessario sapere (o illudersi) di essere compresi, accettati, assolti, approvati, amati da almeno una persona amata.
 
È curioso osservare quale ideale di felicità amino gli uomini e in quali singolari posti essi cerchino la sua sorgente. Alcuni la cercano nell'ammucchiare ricchezze, alcuni nella superbia del potere, altri nelle conquiste dell'arte e della letteratura. Pochi la cercano nell'esplorazione del loro spirito o nel miglioramento della conoscenza.
 
Non posso scegliere il mio umore, dato che non uso droghe né psicofarmaci. Posso tuttavia cercare di vivere saggiamente, sperando che la saggezza favorisca il buon umore.
 
La vera felicità costa poco; se è cara non è di buona qualità.
 
Esiste un bene maggiore della felicità? No, per felicità s'intende generalmente il massimo bene di cui un umano possa godere. Per i cristiani, gli ebrei e i musulmani, la felicità coincide con il Paradiso, o con la certezza che saranno in esso accolti dopo la morte. Per i non credenti, la felicità consiste semplicemente nella gioia di vivere, ovvero nell'essere soddisfatti della propria esistenza.
 
Immagina di essere felice. Se non ci riesci, difficilmente potrai esserlo realmente.
 
Felicità è poter fare, e fare, ciò che si vuole o che si deve fare.
 
La felicità consiste nel poter dire la verità senza far mai soffrire nessuno. (Dal film "8 e mezzo" di Federico Fellini)
 
Si può essere felici senza mai smettere di essere tristi.
 
La propensione alla felicità è accessibile a qualsiasi essere umano, a prescindere dalla sua ricchezza, dalla sua condizione sociale, dalle sue capacità intellettuali, dalle sue condizioni di salute. Perché la felicità non dipende tanto dal piacere, dall'amore, dalla considerazione o dall'ammirazione altrui, quanto dalla piena accettazione di sé.
 
Posso essere più felice di come sono? Probabilmente sì, ma non adesso.
 
Se il denaro non dà la felicità, neppure la toglie.
 
Gli uomini sarebbero felici se non avessero cercato e non cercassero di esserlo.
 
Felicità è anche non accorgersi che in realtà si è soli.
 
Sarebbe terribile scoprire che le uniche cose ci possono far felici sono inaccettabili per gli altri.
 
Il ricordo della felicità non è più felicità; il ricordo del dolore è ancora dolore.
 
Non è ciò che hai, chi sei, dove sei o ciò che fai a renderti felice o infelice. È ciò che pensi a riguardo.
 
Il piacere (e dunque la felicità) sta nel fare, non nell'aver fatto.
 
Ci sono due modi per conquistare la felicità: uno è fare l'idiota, l'altro è esserlo.
 
Aver fame e trovare da mangiare rende più felici che non aver mai fame.
 
Molte persone hanno un'idea sbagliata di ciò che porta alla vera felicità. Essa non si raggiunge attraverso il piacere personale, ma attraverso la fedeltà a un proposito degno.
 
Ciò che conta per la felicità non è chi ha ragione e chi torto, le posizioni nelle gerarchie, il possesso di beni e privilegi o la conformità a certi modelli di pensiero e di comportamento, ma la reciprocità, ovvero l'utilità, l'aiuto e il desiderio reciproci tra esseri viventi.
 
La felicità sta nel conoscere i propri limiti e nell'amarli.
 
Per essere felici è importante avere ruoli, posizioni gerarchiche, poteri e valore personale adatti a sé, e riconosciuti e accettati da un numero di persone sufficientemente grande.
 
Che cos'è la felicità? La sensazione che la potenza cresce, che si sta superando una resistenza. 
 
Il mondo del felice è un altro che quello dell'infelice.
 
Amare ciò che si ha, saperne gioire, godere dei privilegi del proprio stato, non invidiare coloro che ci sembrano più felici di noi, applicarsi per perfezionare noi stessi e per ricavare i maggiori vantaggi dai nostri comportamenti, è tutto quello che chiamo felicità.
 
Data la complessità dell’apparato mentale umano, sembra piuttosto che la felicità, intesa come espressione soggettiva di uno stato di attivazione del sistema endorfinico, dipenda dall’insieme dei rapporti che il soggetto intrattiene con il mondo e dall’uso attivo delle sue potenzialità.
 
La felicità ci dà l'energia che è la base della salute.
 
Se la filosofia servisse ad aumentare la felicità, gli esperti di filosofia dovrebbero essere più felici dei non esperti. Ma non è sempre così, anzi quasi mai è così.
 
La felicità consiste nell'ignoranza del vero.
 
Con il mito volgare della felicità, si può fare degli uomini press'a poco ciò che si vuole, e tutto quello che si vuole delle donne.
 
La felicità le più volte consiste nel sapersi ingannare.
 
Se fai x sarai felice.
Se fai y sarai infelice.
Se non fai j sarai felice.
Se non fai k sarai infelice.
A volte x, y, j e k sono la stessa cosa e in tali casi si determina ciò che Gregory Bateson chiamava "doppio vincolo", ovvero un fattore della schizofrenia.
 
La felicità non esiste se non come mito. Invece, due cose che sicuramente esistono sono il piacere e il dolore, sia fisici che mentali.
 
È giunta l'ora di farla finita con la favola millenaria secondo cui felicità, beatitudine e serenità sono mete desiderabili della vita. Troppo a lungo ci è stato fatto credere, e noi ingenuamente abbiamo creduto, che la ricerca della felicità conduca infine alla felicità.
 
Ogni persona ha la sua idea di felicità.
 
Esiste un segreto per vivere felici, ma questo rimane, appunto, un segreto.
 
La felicità spesso si insinua attraverso una porta che non sapevate di aver lasciato aperta.
 
Ci sono grandi felicità che per poter essere raggiunte esigono grandi dolori.
 
Se non riusciamo ad essere felici, cerchiamo, e contentiamoci, di non essere infelici.
 
Un ingrediente indispensabile della felicità e l'accordo tra la propria coscienza e il proprio inconscio.
 
Si può essere felici senza accorgersene.
 
La felicità è un fatto naturale e non si costruisce con la ragione. Tuttavia la ragione ci aiuta a individuare, e, se possibile, a rumuovere, gli ostacoli alla felicità propria e altrui.
 
Nessun essere umano può veramente capirne un altro, e nessuno può costruire la felicità di un altro.
 
La felicità è una condizione in cui, nel bilancio emotivo di una persona, il piacere prevale statisticamente sul dolore.
 
La felicità è come una farfalla: se l'insegui non riesci mai a prenderla, ma se ti metti tranquillo può anche posarsi su di te.
 
La persona serena procura serenità anche agli altri.
 
Felici o infelici, tutti sembrano esperti di felicità.
 
La concezione di felicità tipica della cultura di massa può essere detta consumatrice nel senso più largo del termine, vale a dire che essa spinge non soltanto al consumo dei prodotti, ma al consumo della vita stessa.
 
La felicità può essere basata sulla speranza o sull'illusione di una futura felicità.
 
La suprema felicità della vita è essere amati per quello che si è o, meglio, di essere amati a dispetto di quello che si è. 
 
Felicità è il sentimento che provi mentre stai interagendo in un modo che ritieni buono e giusto per te e per gli altri.
 
La felicità è direttamente proporzionale all'illusione di essere tutti uguali, tutti uniti, tutti amanti gli uni degli altri, e tutti vittoriosi su coloro che non fanno parte di questa unione.
 
A volte, da noi dipende più la felicità altrui che la nostra.
 
È offensivo attribuire all'infelice tutta la colpa della sua infelicità. Infatti la colpa è triplice: prima di tutto della natura, poi degli altri, infine di se stessi.
 
La felicità è un mito inventato dal diavolo per farci disperare.
 
Il primo requisito per insegnare ad altri come essere felici è essere felici.
 
La felicità umana è fatta di tanti ingredienti che ne manca sempre qualcuno.
 
Non esiste una definizione scientifica, né oggettiva, del concetto di felicità. Ognuno la definisce a suo modo. Siamo solo d'accordo, forse, che sia qualcosa di desiderabile e di desiderato.
 
Dio si è riservato la distribuzione di due o tre piccole cose sulle quali non può nulla l'oro dei potenti della terra: il genio, la bellezza e la felicità.
 
La nostra felicità dipende dalla qualità dei nostri rapporti con gli altri. A sua volta, la qualità dei nostri rapporti con gli altri dipende dalla qualità delle nostre menti. Perciò per essere più felici dobbiamo migliorare le nostre menti affinché i nostri rapporti con gli altri possano migliorare.
 
La vera felicità costa poco. Se è cara non è di buona qualità.
 
Il grado di felicità di un essere umano dipende soprattutto dalla qualità delle sue interazioni abituali con gli altri.
 
È più facile rendere felice chi ha poco, che chi ha molto.
 
La felicità esiste. Ne ho sentito parlare.
 
Esistono tante ricette per la felicità. La mia è questa: fai diverse esperienze (con prudenza e senza impegnarti troppo), prova diversi modi di pensare (leggendo diversi autori), e ogni tanto chiediti quali esperienze e quali modi di pensare ti hanno reso più felice.
 
La felicità è uno stato mentale.
 
La conoscenza, la cultura, l'istruzione non ci rendono felici né ci portano al successo, ma ci aiutano a capire perché non siamo felici né abbiamo successo.
 
Distratti da noi, fino a diventare perfetti sconosciuti a noi stessi, ci arrampichiamo ogni giorno su pareti lisce per raggiungere modelli di felicità che abbiamo assunto dall’esterno.
 
Chi non accetta una inevitabile infelicità è ancora più infelice di chi l'accetta.
 
Prima di insegnare agli altri come essere felici, bisogna esserlo. Ma essere felici non basta per insegnare agli altri come esserlo, perché ognuno è felice e infelice a modo suo. Pensare che ci sia solo un modo per essere felici è una sciocchezza.
 
Un ingrediente della felicità è la pace tra l'io cosciente e l'inconscio.
 
La conoscenza della verità non rende necessariamente felici, perché la felicità è spesso basata sull'illusione.
 
La felicità è là dove sappiamo che c’è stata o dove pensiamo di trovarla; sempre e comunque – altrove.
 
Se tu avessi il potere di rendere tutti gli altri più felici a scapito della tua felicità, useresti tale potere?
 
La felicità è un modo di vedere. 
 
Quando ero bambino nessuno sentiva la mancanza di uno smartphone, nessuno ne aveva bisogno, e a nessuno veniva in mente che uno smartphone potesse renderci più felici o alleviare le nostre sofferenze. E così è stato. Infatti lo smartphone, in generale, non ci ha reso più felici né ha alleviato le nostre sofferenze anche se ha facilitato la soluzione di qualche problema.
 
Qualsiasi felicità è un capolavoro: il minimo errore la falsa, la minima esitazione la incrina, la minima grossolanità la deturpa, la minima insulsaggine la degrada.
 
La felicità è una ricompensa che giunge a chi non l'ha cercata.
 
Non esiste felicità intelligente.
 
Ogni epoca ha le sue ricette della felicità.
 
Se vi dicessi che sono felice fareste bene a dubitarne. Infatti potrei dirlo (e crederci mentendo a me stesso) per ostentare una mia presunta superiorità filosofica.
 
Capita a volte di sentirsi per un minuto felici. Non fatevi prendere dal panico: è questione di un attimo e passa.
 
Chi vuole insegnare agli altri come essere felici, deve prima di tutto dimostrare di esserlo.
 
Gli uomini non ripongono mai la loro felicità in ciò che sono, ma in ciò che sperano di divenire; e non so se sia per questa illusione che essi non possono mai raggiungere la felicità, o se, appunto perché sanno di non poterla mai raggiungere, la ripongono volentieri in questa illusione.
 
La natura ha posto l’umanità sotto il dominio di due padroni sovrani: pena e piacere. Essi solo ci indicano quel che dobbiamo fare e quel che non dobbiamo fare. Sono legati al loro trono, da un lato il metro del giusto e dell’ingiusto, dall’altro la catena delle cause e degli effetti. Il principio dell’utilità riconosce tale soggezione e la prende a base del sistema, che per oggetto di dirigere per mezzo di ragione e della legge l’edificio della felicità.
 
Per raggiungere la felicità bisogna rinunciare a qualcosa, e a volte il prezzo è troppo alto.
 
La felicità è spesso un'illusione, ma l'infelicità è una realtà.
 
La felicità di un individuo dipende molto da come esso si sente trattato dagli altri.
 
La vera felicità è la pace con se stessi. E, per averla, non bisogna tradire la propria natura.
 
La felicità è uno stato emotivo di intensità variabile caratterizzato da assenza o scarsità di dolore, ottimismo e piacere connesso alla soddisfazione dei bisogni primari propri e delle persone con cui si è in relazione. Non si può essere sempre felici, ma si può essere più o meno felici momento per momento.
 
La felicità non risiede nel mero possesso del denaro; risiede nella gioia del raggiungimento, nell'emozione dello sforzo creativo.
 
Per essere felici bisognerebbe desiderare ciò che si ha.
 
La felicità è anche uno status symbol, ed è desiderata anche per questo.
 
C'è gente che si finge felice per non dare segni di debolezza.
 
Nessuno può essere perfettamente libero finché non sono liberi tutti; nessuno può essere perfettamente morale finché non sono tutti morali; nessuno può essere perfettamente felice finché non tutti sono felici.
 
Felicità è sentirsi amati dalle persone amate.
 
Nessuno mi può costringere a essere felice a modo suo.
 
L'infelicità è brutta, cattiva e socialmente svantaggiosa. Perciò conviene illudersi o fingere di essere felici.
 
Beato l'uomo che non aspetta niente, ché non verrà mai deluso.
 
La mente consiste in una rete di relazioni tra ricordi, concetti, sentimenti, e motivazioni.
 
La vera felicità è non aver bisogno di felicità
 
L'unica saggezza è fare in modo che la nostra felicità e il nostro umore dipendano solamente da noi stessi.
 
Coloro che non furono mai sventurati, non sono degni della loro felicità.
 
Quando si è felici, le infelicità passate non contano.
 
Dover fare qualcosa, farla, e averla fatta rende felici per un po’ di tempo.
 
Non parlare di felicità con chi è meno fortunato di te.
 
Noi viviamo in un'epoca così disperata che qualsiasi felicità possediamo deve essere tenuta nascosta come una deformità.
 
Secondo Epicuro, siamo felici quando percepiamo sensazioni piacevoli e quando non percepiamo quelle spiacevoli. Similmente, Jeremy Bentham ha stabilito che la natura ha dato il dominio sull’uomo a due padroni – il piacere e il dolore – e soltanto loro determinano ogni cosa che facciamo, diciamo e pensiamo. Il successore di Bentham, John Stuart Mill, ha spiegato che la felicità non è nient’altro che piacere e libertà dal dolore, e che al di là del piacere e del dolore non esiste alcun bene o male. Chiunque cerchi di dedurre il bene e il male da qualcos’altro (come la parola di Dio o l’interesse nazionale) vi sta ingannando, e forse s’inganna lui per primo.
 
Tutto è buono... Tutto. L'uomo è infelice perché non sa di essere felice. Solo per questo. Questo è tutto, tutto! Chi lo comprende sarà subito felice, immediatamente, nello stesso istante. [...] Tutto è bene per colui che è consapevole che tutto è bene. Se sapessero di stare bene, starebbero bene; ma, finché non sapranno di stare bene, staranno male. Ecco tutta l'idea! Tutto! E non ce n'è un'altra
 
Si può essere felici senza almeno la speranza o l'illusione di una relazione d'amore con qualche persona o divinità?
 
Sei infelice perché sei inconsapevole; ma poi cerchi di diventare ancora più inconsapevole, per non sentire di essere infelice.
 
La felicità non esiste, ma esistono momenti felici.
 
Felicità non è non avere problemi, ma essere capaci di risolverli.
 
La felicità richiede coraggio.
 
Si può essere felici per errore, ovvero grazie a certe illusioni.
 
La felicità dipende dalla saggezza, dalla salute, dai rapporti sociali e da quelli economici, e tutte queste cose dipendono dalla fortuna, perciò la felicità dipende dalla fortuna.
 
La felicità dipende anche da cosa ci si aspetta.
 
È infelice chi si aspetta troppo dalla felicità.
 
Se fai quello che ti piace è libertà.. Se ti piace quello che fai è felicità.
 
La felicità è una continua sfida, continuamente, e mai definitivamente, vinta.
 
La felicità di un umano dipende molto da cosa egli presume che gli altri pensano di lui.
 
Vorrei essere felice per aiutare gli altri a diventarlo.
 
Quando uno è contento di se stesso ama l'umanità.
 
Ci sentiamo infelici perché il nostro essere è incredibilmente vasto e noi lo obblighiamo a restare confinato in quel piccolo tunnel.
 
La felicità consiste nella realizzazione dello spirito attraverso il corpo.
 
Uno degli aspetti più assurdi dell'infelicità umana è che essa è oggetto di vergogna, poiché tanto meno una persona si dimostra felice, tanto più è considerata malata o incapace ("looser") e quindi emarginata. Questo ci induce a nascondere la nostra infelicità, fino a rimuoverla nell'inconscio. Ci si può perfino illudere di essere felici per timore dell'emarginazione, o negare che si possa essere più felici di quanto uno sia.
 
Speranze e illusioni sono elementi fondamentali della felicità, specialmente la speranza e l'illusione che saremo più felici in futuro.
 
La vera felicità è non aver bisogno di felicità.
 
Una felicità dura finché durano le relazioni (reali o illusorie) che la sostengono.
 
La nostra felicità non dipende soltanto dalle gioie attuali ma anche dalle nostre speranze e dai nostri ricordi. Il presente si arricchisce del passato e del futuro.
 
La gente simpatizza più volentieri con l'infelicità anziché con la felicità.
 
La felicità non consiste negli armenti e neppure nell'oro; l'anima è la dimora della nostra sorte.
 
La Natura non ci ha solamente dato il desiderio della felicità ma il bisogno; vero bisogno, come quel di cibarsi. Perché chi non possiede la felicità, è infelice, come chi non ha di che cibarsi, patisce di fame. Or questo bisogno ella ci ha dato senza la possibilità di soddisfarlo, senza nemmeno aver posto la felicità nel mondo.
 
La felicità dipende soprattutto dalla fortuna. Non comprendere e non accettare questa semplice verità ci rende ancora più infelici.
 
La felicità non sta nell'essere amati: questa è soltanto una soddisfazione di vanità. La felicità sta nell'amare.
 
L'indifferente non può essere felice.
 
Meglio essere infelici sui cuscini di una Rolls Royce che sulle panchette di un tram.
 
La felicità è reale solo quando è condivisa.
 
Forse dovremmo evitare di cercare o di creare un codice di condotta per ottenere la felicità. Forse per essere meno infelici possibile conviene in ogni momento cercare di capire cosa il nostro inconscio ci chiede di fare e di pensare, e accontentarlo, a meno che non si tratti di richieste immorali, dannose o pericolose per noi o per gli altri.
 
Per non diventare molto infelici il mezzo più sicuro sta nel non pretendere di essere molto felici.
 
Quanto sei felice in questo momento? Sei non sei abbastanza felice, cerca di capirne la causa. Probabilmente hai un bisogno primario insoddisfatto. Cerca di capire quale, e come potresti soddisfarlo.
 
Una felicità presente ci fa dimenticare tante infelicità passate.
 
Si può essere felici sapendo che altri soffrono?
 
La felicità dovrebbe essere l'unica condizione della vita; dove la felicità fallisce, l'esistenza rimane un folle e lamentevole esperimento.
 
Nulla è più difficile che condurre un uomo alla propria felicità.
 
Ci sono persone felici a loro insaputa.
 
La felicità si guadagna attenendosi alla giusta misura, che i Greci conoscevano perché si sapevano mortali e i cristiani conoscono meno perché ospitati da una cultura che non si accontenta della felicità, perché vuole la felicità eterna, che è una condizione che non si addice a chi ha avuto in dote una sorte mortale.
 
A che ci serve la scienza se non ci aiuta ad essere felici? Ci aiuta a fuggire da ciò che ci fa paura, a dominare gli altri, a combattere l'ignoranza, ad evitare i pericoli e le malattie, a lavorare di meno, ecc. ma non ad essere felici. Abbiamo bisogno di una scienza della felicità.
 
Felicità è amare ciò che si ha, non provare invidie né gelosie, non temere il futuro, conoscere e accettare i propri limiti, poter esercitare le proprie capacità, avere buoni rapporti con gli altri e poter soddisfare a sufficienza i propri bisogni innati.
 
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