Citazioni su relations humaines

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Cosa penso degli altri? Cosa pensano gli altri di me? Le risposte a queste domande si influenzano reciprocamente.
 
Ogni umano può favorire od ostacolare la soddisfazione dei bisogni di altri umani, contribuendo così alla loro felicità o infelicità.
 
Chi propone certe idee suscita ostilità in coloro che vivono in contrasto con esse.
 
Continuo a fabbricare monete fuori corso.
 
Far parte di una gerarchia consente di soddisfare sia il bisogno di comandare, sia quello di obbedire.
 
Un essere umano socialmente isolato è debole, irrilevante e insignificante. Solo in quanto membro di una comunità l'uomo diventa importante, significativo e potente.
 
Ogni vita umana costituisce, tra altre cose, anche un modello di comportamento sociale che altri possono imitare almeno in parte, se lo trovano congeniale, utile o necessario.
 
Il libero arbitrio (ammesso che esista) consiste nello scegliere in quale ambiente stare e con chi e come interagire. Durante l'interazione, infatti, prevalgono gli automatismi della nostra mente, e il libero arbitrio non può essere esercitato.
 
Quando l'intolleranza è reciproca, la guerra è inevitabile.
 
La cosiddetta buona società ci obbliga a mostrare una pazienza sconfinata verso la stoltezza, la follia, la stravaganza e l’ottusità; i meriti personali per contro debbono chiedere perdono, oppure nascondersi, dal momento che la superiorità intellettuale ferisce per il semplice fatto di esistere, senza che la volontà vi aggiunga nulla. La società chiamata buona ci obbliga, per armonizzarci con gli altri, a impicciolire o addirittura a deformare noi stessi. In tale società noi dobbiamo quindi rinnegare dolorosamente noi stessi e abbandonare i tre quarti di noi, per renderci simili agli altri.
 
Quando prendere decisioni ed eseguirle sono attuati da persone diverse abbiamo un sistema sociale.
 
Siccome per essere felici abbiamo bisogno della cooperazione altrui, quando siamo infelici tendiamo a dare agli altri la colpa del nostro soffrire.
 
Con certe persone siamo d’accordo solo sul fatto che non siamo d’accordo.
 
Se ti dicessi sinceramente ciò che penso di te, ti offenderesti e mi offenderesti.
 
Io e gli altri, ciascuno con i suoi algoritmi. Siamo tutti portatori di algoritmi che regolano il nostro comportamento e interagiscono anche a nostra insaputa.
 
Immaginate che ogni persona, compresi voi stessi, porti un cartello in cui è scritto che essa interagisce solo con certe persone e solo in certi modi.
 
Si discute per condivdere idee già condivise o per difendere o combattere idee non condivise.
 
A mio parere uno dei principali problemi a monte di tutto ciò che funziona male nella società è la nostra incapacità di dialogare costruttivamente. Di questo problema fondamentale mi interessa parlare più che dei vari problemi che da esso derivano.
 
Quando ci chiediamo se ci conviene fare o non fare una certa cosa non dobbiamo pensare solo al risultato pratico immediato dell'eventuale azione, ma anche al modo in cui essa potrà essere considerata dagli altri. Perché possiamo essere giudicati e valutati per tutto ciò che facciamo, oltre che per ciò che non vogliamo o non sappiamo fare.
 
Ogni rivolta contro il mondo deve fondarsi su un'accettazione del mondo.
 
Per alcuni sono una risorsa, per altri una minaccia.
 
Le persone sono "costituzionalmente" più o meno sensibili e attente a non ferire il prossimo, cosa che le differenzia in più o meno "buone" o "cattive". Tuttavia, il ferimento, o l'offesa, che uno percepisce può non essere intenzionale, nel senso che uno può dire qualcosa all'interlocutore non per offenderlo o sminuirlo, ma per "aprirgli gli occhi", cioè per mostrargli qualcosa di reale che quello non vede, mentre il ricevente percepisce il messaggio solo come un'offesa o una umiliazione. In altre parole, un gesto di "generosità intellettuale" può essere frainteso come manifestazione di arroganza e di sopraffazione. Per tale motivo, chi più sa dovrebbe evitare, se possibile, di svelare la sua maggiore sapienza a coloro che non gli chiedono di farlo.
 
Ogni essere umano ha un profondo bisogno di appartenere, ovvero di partecipare attivamente, ad almeno una comunità a lui congeniale, non importa quanto grande. Per “partecipare attivamente” intendo essere coinvolti in interazioni cooperative frequenti con altri membri della stessa comunità, secondo le regole, i rituali, i principi e i valori morali e intellettuali della comunità stessa.
 
Data l’interdipendenza degli esseri umani, ogni individuo è costantemente preoccupato del grado della sua integrazione sociale, e perciò cerca costantemente di misurarlo. La misura consiste nel riconoscimento e nella valutazione che gli altri gli dimostrano in vari modi, per esempio salutandolo, sorridendogli, accettandolo come collaboratore, come compagno di gioco, come cliente o fornitore di servizi ecc.
 
Chi non è con me non è necessariamente contro di me, e io non sono necessariamente contro chi disapprovo, né disapprovo necessariamente chi è contro di me.
 
Se fai sentire il tuo interlocutore irrilevante, diventi automaticamente per lui un nemico.
 
Se vuoi piacere ad una persona devi essere come lei ti vuole e fare ciò che lei desidera.
 
Invece di dire "con chi voglio interagire?" sarebbe meglio dire "con chi voglio far interagire il mio corpo?".
 
Tutto ciò che facciamo in campo sociale lo facciamo per ottenere qualcosa di materiale o immateriale dagli altri. Succede tuttavia spesso che l'effetto non è, qualitativamente e/o quantitativamente, quello che speravamo di ottenere.
 
In tedesco il termine "Schuld" significa sia "colpa" che "debito". Infatti, per l'inconscio, il senso di colpa comporta la necessità di pagare un debito (o una pena) più o meno grande. Per questo, per l'inconscio è così importante difendersi da accuse che, se fossero provate, ci farebbero sentire in colpa.
 
I rapporti umani sono basati sull'obbedienza reciproca: se tu fai ciò che io ti chiedo, in compenso io faccio ciò che tu mi chiedi, altrimenti no.
 
Nei rapporti interpersonali, a ogni quiete segue quasi sempre, dopo un certo tempo più o meno lungo, una tempesta, perché i rapporti interpersonali sono basati su compromessi tra gli interessi propri e quelli altrui. Infatti i compromessi, in quanto implicano dei sacrifici personali, sono spesso fragili e soggetti a incomprensioni, stanchezza, e insoddisfazioni, che inducono alla ricerca di compromessi più soddisfacenti da stabilire con altri partner.
 
Partecipare ai riti ed eseguire i rituali tipici di una certa comunità serve a confermare e dimostrare la propria appartenenza ad essa e la necessaria obbedienza alle sue norme, implicite nelle sue tradizioni civili e religiose.
 
La mamma è sempre una santa, anche per i figli di puttana.
 
Quando due persone giocano a tennis (o a qualunque altro gioco), a giocare sono i loro algoritmi comportamentali.
 
Quando due individui si incontrano, in ciascuno di essi si attiva un automatismo inconscio che mira a stabilire quale atteggiamento assumere verso l'altro. Tale atteggiamento può essere più o meno amichevole o ostile, cooperativo o competitivo, fiducioso o diffidente ecc. L'algoritmo che determina l'atteggiamento da tenere verso l'altro tiene conto simultaneamente di vari fattori che possiamo solo ipotizzare. Tra di essi suppongo vi sia un'interpretazione del modello di comportamento altrui e una stima della compatibilità di tale modello con il proprio.
 
Ogni donna vorrebbe essere la primadonna del suo uomo.
 
Quanto più noi contribuiamo alla soddisfazione dei bisogni altrui, tanto più gli altri, in teoria, dovrebbero essere disposti a contribuire alla soddisfazione dei bisogni nostri. Tuttavia la contabilità dei contributi è sempre soggettiva, e spesso non c'è equilibrio tra il bene fatto e quello ricevuto.
 
Ogni umano classifica gli altri in amici e nemici, in modo più o meno assoluto e più o meno variabile nel tempo. Le persone più intelligenti sanno che ogni persona può essere al tempo stesso amica e nemica, utile e nociva.
 
Essere umili significa ammettere che vi siano disuguaglianze di valore tra gli esseri umani, e di valere meno di altri. Perciò non ha senso qualificare come umile una persona superdotata che nasconde le sue doti dietro una modestia di maniera. In ogni caso l'umiltà è sempre relativa alle persone con cui ci si paragona, nel senso che si può essere umili verso alcuni e allo stesso tempo presuntuosi verso altri.
 
L'uomo è sempre occupato ad imitare qualcun altro, ma non vuole ammetterlo.
 
Sono drammatici o umoristici i momenti in cui le appartenenze, i poteri o il prestigio di una persona si rafforzano o si indeboliscono. Il cambiamento è percepito come drammatico o umoristico a seconda della posizione dell'osservatore nei confronti del protagonista del cambiamento, e delle tensioni tra di essi.
 
Uno che esprime sé stesso senza nascondere i propri veri pensieri e sentimenti può entrare in relazione solo con persone affini. Con quelli che hanno idee e/o sentimenti molto diversi avrà rapporti conflittuali o di indifferenza. Essere sé stessi significa essere selettivi. Infatti, quanto più si è diversi dagli altri, tanto più è difficile trovare persone con cui entrare in relazione.
 
Nulla è più contagioso che l'esempio.
 
Un essere umano non può non associarsi con qualcuno, e la scelta delle persone con cui assicurarsi è limitata dall'interesse altrui a tale associazione.
 
Ogni gesto ha una valenza sociale per chi lo compie e per chi lo osserva.
 
Ogni essere umano ha bisogno di interagire con un certo numero di altri esseri umani disposti ad interagire con lui secondo certe regole.
 
Cosa possiamo condividere con gli altri? Tanto più i nostri interessi sono elevati, profondi e originali, tanto meno essi sono condivisibili, ovvero più rare sono le persone con cui una condivisione è possibile.
 
Una comunità può essere basata sul comune credere in un comune insieme di falsità.
 
Ogni essere umano ha bisogno di celebrare periodicamente rituali di condivisione con altri umani. Non importa ciò che viene condiviso (vanno bene anche cose false o senza senso) purché ci sia condivisione. Si può partire da una persona e cercare cose che possono essere condivise con essa, oppure partire da una cosa e cercare persone con cui essa può essere condivisa.
 
Gli ignoranti, specialmente se dispongono di libertà e di mezzi economici, vincono politicamente sui sapienti perché i primi sono uniti dalle loro comuni ignoranze e falsità, mentre i secondi sono divisi dalle differenze dei loro saperi. Perciò non è sempre positivo il fatto che in una società vi siano tante visioni e cognizioni del mondo e della natura umana non condivise.
 
L'uomo ha un irresistibile bisogno di interazione sociale, che lo induce a volte ad accettare interazioni nocive piuttosto che nessuna interazione. La psicologia dovrebbe aiutarci a migliorare la qualità delle nostre interazioni sociali, cioè a trovare occasioni e modi d'interazione più soddisfacenti rispetto ai nostri bisogni.
 
Per essere simpatici bisogna avere il coraggio di mostrare le proprie fragilità, non indossare corazze e non mostrare risentimento per chi è più forte.
 
È impossibile non dipendere da qualche persona o gruppo. Semmai possiamo scegliere da chi dipendere.
 
Quando comportarmi da adulto mi è troppo difficile non trovo di meglio che comportarmi da bambino.
 
Un essere umano non può ignorare gli altri, perché dipende da loro. Può scegliere le persone con cui interagire, ma non può fare a meno di interagire con qualcuno, né può ignorare le esigenze delle persone con cui interagisce. Il suo comportamento è dunque un compromesso tra le proprie esigenze e quelle delle persone con cui ha scelto di interagire o con cui è costretto a farlo.
 
Per far parte di una comunità bisogna eseguire i suoi riti anche se non significano nulla.
 
La differenza tra 'essere parte' e 'far parte' è che nel primo caso s'intende una presenza passiva, nel secondo una partecipazione attiva.
 
L'inconscio tiene la contabilità dei debiti e dei crediti sociali, in senso lato, includendo tutto ciò che uno ha ricevuto dagli altri e che ha dato agli altri da quando è nato. Molti sottostimano i propri debiti e sovrastimano i propri crediti.
 
Gli altri mi dicono ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è bello e ciò che è brutto. Posso fidarmi? Gli altri mi dicono cosa loro piace e cosa loro dispiace. Mi conviene contentarli? Se non mi fido di loro e se non li contento, loro non cooperano con me. Se non voglio restare solo, di qualcuno mi devo fidare, qualcuno devo contentare. Posso solo scegliere di chi fidarmi e chi contentare.
 
Molte interazioni sociali servono solo allo scambio di una reciproca approvazione, affinché gli interessati possano placare le loro paure inconsce dell'isolamento sociale.
 
Una delle cose più irritanti, indisponenti e insopportabili per un essere umano è la percezione che qualcuno si ritenga superiore a lui. Questo fatto è causa di almeno tre inconvenienti: il primo è che chi vuole insegnare qualcosa agli altri deve fingere di non essere superiore a loro sebbene lo sia almeno nella materia d'insegnamento, altrimenti non avrebbe nulla da insegnare loro; il secondo è che l'uomo non impara nulla da coloro che non nascondono la propria superiorità, restando così ignoranti; il terzo è che l'uomo non cerca di superare se stesso perché se lo facesse supererebbe anche qualcun altro, e questo guasterebbe i suoi rapporti con le persone superate.
 
Ogni essere umano ha una responsabilità per quanto riguarda le informazioni che riceve dagli altri. Ha infatti il dovere di selezionare e inoltrare ad altri quelle che ritiene valide e utili, e di respingere e criticare quelle che ritiene errate, inutili o dannose. In tal senso ognuno di noi è un giornalista.
 
La gente ama tanto l’umiltà altrui.
 
Più una persona la pensa come me, più mi piace.
 
Chi sono i miei “altri”? Cosa pensano di me? Cosa vogliono da me? Cosa penso di loro? Cosa voglio da loro?
 
Non puoi dare alla gente ciò che non è capace di ricevere.
 
I conflitti tra persone o tra gruppi sono conflitti tra diverse idee di comunità: ognuna delle parti in conflitto vorrebbe imporre alle altre la propria idea di comunità, con i suoi principi, le sue forme, i suoi valori, e le sue gerarchie.
 
Chi dice che il male non sta da una parte sola è considerato un nemico o uno stupido da tutte le parti in conflitto.
 
È evidente che il comportamento degli altri verso di me dipende *anche* dal mio comportamento verso di loro.
 
Ognuno vorrebbe (consciamente o inconsciamente) avere un certo dominio su ogni altro, nei limiti del possibile, cioè nei limiti consentiti dall'altro.
 
Le relazioni e le interazioni umane sono regolate da politiche personali per lo più inconsce, irrazionali, mistificate e involontarie; sta a noi decidere se cercare di renderle più consapevoli, razionali, genuine e volontarie nonostante il boicottaggio del super-io e delle convenzioni sociali.
 
La cosa più importante per un essere umano, oltre l'evitamento dei dolori e dei pericoli per la propria salute, è cosa gli altri pensano e penseranno di lui in relazione al proprio essere e al proprio comportamento passato, presente e futuro. In altre parole, la cosa più importante per un uomo è l'atteggiamento più o meno benevolo degli altri nei propri confronti. Tale atteggiamento, reale o presunto, condiziona fortemente il proprio modo di pensare e di comportarsi.
 
Molte discussioni sono gare a cui la sa più lunga, ovvero a chi è più meritevole di onori e di autorità.
 
Qualsiasi risorsa materiale o immateriale, mobile o immobile (oggetto, idea, persona, luogo ecc.), può essere usata pro o contro qualcuno, tolta o data a qualcuno, nascosta o condivisa con qualcuno.
 
Così maldestro mi aggiro tra gli uomini che rischio di apparire sospetto.
 
Non solo la maggior parte della gente non mette in discussione il proprio comportamento e non si fa domande sulla propria natura, ma vede con sospetto o ostilità chi fa tali cose.
 
Socializzare consiste nel condividere qualcosa.
 
Chi considera sacra una certa cosa e investe la propria esistenza e i propri rapporti sociali sulla base di quella sacralità, si sente offeso, ovvero aggredito, da chi afferma che quella cosa è falsa, non ha alcun valore, non ha alcuna importanza o è nociva, e reagisce di conseguenza, come si reagisce quando si subisce un'aggressione, o quando viene messa in pericolo la propria esistenza.
 
Una festa, oltre che costituire un rito di comune appartenenza ad una certa comunità, è un'occasione programmata che permette ad una grande quantità di persone di incontrarsi tutte insieme, simultaneamente. Da questo tipo di incontro di gruppo possono scaturire nuovi rapporti sociali, nuove amicizie e nuove relazioni amorose, possibilità che rende le feste generalmente gradite e desiderabili.
 
Le persone più imitate sono quelle più visibili, cioè quelle viste dal maggior numero di persone.
 
Ogni umano ha bisogno di piacere ad altri, se non può ottenere coercitivamente la cooperazione altrui.
 
Se ciascuno di noi dovesse confessare il proprio desiderio più segreto, quello che ispira tutte le sue azioni e i suoi progetti, direbbe: 'Voglio essere lodato.' Eppure nessuno si indurrà a confessarlo, perché è meno disonorevole confessare un crimine che ammettere una debolezza così pietosa e umiliante, che nasce da un senso di solitudine e di insicurezza, sentimento che affligge sia lo sfortunato che il fortunato, con uguale intensità.
 
A mio parere, le interazioni sociali sono animate da due motivazioni fondamentali: cooperazione e competizione. Esse possono essere più o meno consce o inconsce e di intensità variabile. A volte prevale la prima, altre volte la seconda. Nella nostra società la prima è normalmente esaltata e palese, la seconda censurata, nascosta o mascherata. La prima può essere del tutto assente, la seconda quasi mai.
 
Per migliorare la società è necessario creare nuovi e migliori modelli di interazione sociale.
 
Presentarsi agli altri implica manifestare la propria adesione o non adesione a certi modelli di comportamento.
 
Non voler offendere nessuno, non voler nuocere a nessuno può indicare sia una mentalità giusta, sia una mentalità pavida.
 
La vita di ogni essere umano procede inseguendo il bisogno di riconoscimenti positivi e fuggendo la paura di riconoscimenti negativi.
 
Siamo continuamente condizionati e influenzati da ciò che vediamo, udiamo e sentiamo, ovvero dall'ambiente esterno e interno in cui viviamo e dalla memoria di quello in cui abbiamo vissuto.
 
Il mondo è un insieme di relazioni tra esseri di vario tipo. Io sono uno di questi esseri, con le mie relazioni verso altre persone e cose, e le relazioni tra gli organi che mi compongono.
 
Nessuno ha il diritto di non essere offeso. Questo diritto non esiste in nessuna dichiarazione che io abbia mai letto. Se ti senti offeso è un tuo problema, e francamente molte cose offendono molte persone.
 
Siamo tutti affetti da conflitti di interesse perché qualsiasi cosa facciamo, esprimiamo o pensiamo può essere più o meno vantaggiosa per noi e svantaggiosa per altri.
 
Se dici a uno stolto che è stolto, aspettati una reazione stolta. Se dici ad un saggio che è stolto, aspettati una reazione saggia.
 
Una relazione sociale si rompe quando una delle parti non riesce più a trattenersi dal dire all'altra che è stupida e/o cattiva.
 
Quando una persona incontra una o più altre persone, deve scegliere come porsi rispetto ad esse nelle varie gerarchie (intellettuale, morale, tecnica, economica, politica, sportiva, ludica ecc.) riconosciute nella comune comunità.
 
Quando vediamo una persona sconosciuta ci chiediamo (consciamente o inconsciamente): cosa abbiamo in comune? Come potremmo cooperare? Cosa mi potrebbe offrire? Cosa le potrei offrire? Di cosa potremmo parlare? Come potremmo interagire? Quanto siamo compatibili? In cosa siamo incompatibili?
 
Dai leoni non è difficilissimo guardarsi, per noi, poveri uomini, ma dalle volpi amene occorre prendere prontamente le distanze, con quell'onestà decorosa che giova al buon cittadino.
 
Quando diciamo «gli altri» ci riferiamo a una cosa che George Herbert Mead ha chiamato «l'Altro generalizzato».
 
Qualsiasi espressione umana, qualunque messaggio può essere interpretato in modi diversi dal ricevente. Per esempio, come un apprezzamento, un disprezzo, un'accusa, un rimprovero, una derisione, una minaccia, una promessa, una deferenza, una richiesta, una dichiarazione di amicizia o di inimicizia, di fratellanza, di estraneità, di indifferernza, di attrazione, di repulsione, di simpatia, di antipatia ecc.
 
Ogni umano, consciamente o inconsciamente, vorrebbe essere libero di fare qualunque cosa gli piaccia fare, senza limiti, e al tempo stesso, per la propria sicurezza e per una convivenza pacifica e produttiva, vorrebbe limitare la libertà altrui. Il mancato riconoscimento di uguali diritti e doveri a tutti gli esseri umani è un problema fondamentale dell'umanità.
 
Ogni essere umano è effettivamente o potenzialmente in relazione con ogni altro secondo regole d'interazione più o meno condivise.
 
Ognuno vorrebbe dominare gli altri, ma i più rimuovono questo desiderio dalla coscienza.
 
Per stare in pace con gli altri non basta tollerare i loro difetti. È necessario non vederli.
 
Data la nostra interdipendenza, ognuno di noi vorrebbe influenzare a proprio favore i sentimenti, i pensieri e i comportamenti altrui, con qualsiasi mezzo a propria disposizione.
 
Gli esseri umani si imitano a vicenda involontariamente, automaticamente e inconsapevolmente. Questo è generalmente utile (infatti è una caratteristica genetica) ma può essere disastroso in una società malata.
 
Siamo schiavi e padroni allo stesso tempo. Cerchiamo dunque di essere buoni schiavi e buoni padroni.
 
A mio parere, sin dalla nascita, con i propri comportamenti, ognuno cerca, consciamente o inconsciamente, di influenzare i comportamenti altrui a proprio piacimento, per soddisfare i propri bisogni e desideri. Se faccio o non faccio, dico o non dico certe cose, come reagiranno gli altri versi di me? Questa è la domanda fondamentale su cui la nostra psiche si è costruita.
 
Noi siamo come ci vogliono gli altri. Il problema è: quali altri? Infatti gli altri non sono tutti uguali: alcuni ci vogliono in un certo modo e altri in certi altri modi. Dobbiamo dunque scegliere chi contentare e chi scontentare. Ma non possiamo essere come nessuno ci vuole. Ne va della nostra sopravvivenza e della nostra felicità.
 
Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche.
 
Non possiamo fare a meno di imitare, ma possiamo scegliere chi imitare.
 
Cosa faccio per gli altri? Cosa fanno gli altri per me?
 
I fili spinati e le schegge di vetro sui muri di cinta delle proprietà private la dicono molto lunga sui rapporti umani.
 
L'uguaglianza la desidera chi non si sente superiore a nessuno.
 
Una cosa (qualsiasi cosa, oggetto, macchina, informazione, idea, persona, meme ecc.) è tanto più importante e valida quanto più è efficace nel facilitare e rendere produttive le interazioni tra le persone che la usano o la condividono, in termini di soddisfazione dei loro bisogni e desideri.
 
Abbiamo bisogno e paura gli uni degli altri.
 
Molto spesso si discute non per conoscere o apprendere, ma per celebrare un piacevole e rassicurante rito di appartenenza sociale. In tal caso le domande sono quasi del tutto assenti (mentre abbondano le risposte a domande che nessuno si cura di fare, illudendosi di conoscere già le risposte). Insomma, tanti punti esclamativi e pochi interrogativi.
 
Ognuno è influenzato dagli altri e li influenza a sua volta in misura più o meno grande. I problemi nascono quando poche persone ne influenzano tante, e quando per una persona il bilancio tra le influenze passive e quelle attive è molto sbilanciato a favore delle prime. E’ ciò che Yuval Harari chiama "irrilevanza" (sociale) dell’individuo. Quanto meno una persona è socialmente rilevante, tanto meno essa è in grado di soddisfare i propri bisogni, dal momento che la soddisfazione di questi dipende dalla reciproca cooperazione.
 
Per essere amati e rispettati bisogna fare qualcosa per meritarlo, fare in modo che l'altro ci ami e ci rispetti, indurlo ad amarci e rispettarci, influenzarlo in tal senso. Amore e rispetto non sono gratuiti né incondizionati.
 
Il "mi piace" nei social network risponde ad un bisogno fondamentale dell'uomo, quello di essere gradito ad altri. Vuoi fare felice una persona? Dille che la gradisci, manifestale gratitudine.
 
Noi umani tendiamo a sottovalutare la nostra interdipendenza. Infatti ciascuno dipende non solo da alcune persone particolari, ma anche dal suo Altro generalizzato, un agente che risiede nella mente di ognuno in forme diverse secondo le esperienze personali. L'Altro generalizzato (termine coniato da George Herbert Mead) corrisponde, a mio avviso, al super-io freudiano.
 
Quando due persone si incontrano ognuna si presenta consciamente o inconsciamente all'altra in un certo modo, ognuna si definisce, qualifica e racconta usando certe parole, gesti, abbigliamento, ognuna dice all'altra "io sono così, da me ti puoi aspettare certe cose e non altre, io interagisco in un certo modo, ti considero in un certo modo e ti propongo un certo tipo rapporto e di interazioni. E tu?".
 
Siamo talmente dipendenti dagli altri che siamo disposti a credere in cose assurde e ad avere sentimenti e desideri assurdi se ciò è indispensabile per essere accettati da almeno una comunità.
 
Relazioni e interazioni, nient'altro che relazioni e interazioni!
 
A volte parliamo solo per ricordare agli altri che esistiamo.
 
Se vuoi farti voler bene da qualcuno, apprezzalo sempre e non criticarlo mai, sii amico dei suoi amici e nemico dei suoi nemici. Tuttavia sappi che se quella persona ti vorrà bene, i suoi nemici, sapendolo, ti disprezzeranno.
 
Ciò che segretamente ogni umano desidera è avere potere, dominio, controllo, influenza sugli altri.
 
L'uomo ha bisogno di condividere. Se non lo fa muore. Tanto più condivide, tanto più è vivo e felice.
 
Essere apprezzati è più importante che essere geniali. Per questo in giro ci sono pochi geni.
 
La gente non ama chi non teme la sua disapprovazione.
 
Incontrare una persona è come presentarsi ad un esame. Bisogna essere preparati per evitare bocciature e punizioni. Bisogna saper rispondere come si deve alle domande che l'altro potrebbe farci. Tuttavia anche l'altro rischia a sua volta di essere bocciato e punito da noi se risponde in modo sbagliato alle nostre domande.
 
Per limitare l'uso della forza è necessario l'uso della forza.
 
Si può sbagliare anche senza fare nulla.
 
Il fine della filosofia e della psicologia dovrebbe essere innanzitutto quello di aiutarci a migliorare i nostri rapporti con gli altri nel senso della maggiore soddisfazione possibile dei bisogni delle persone coinvolte.
 
Non sono d'accordo con qualunque cosa stai per dire.
 
Noi umani abbiamo una tendenza innata ad attribuire agli altri intenzioni, sentimenti e pensieri sulla base dei nostri pregiudizi e delle nostre paure.
 
Quando si sta in compagnia di altre persone è bene chiedersi cosa ciascuna di esse desidera fare e non fare, ascoltare e non ascoltare, vedere e non vedere, ricevere e non ricevere, ricordare e non ricordare, pensare e non pensare, di cosa parlare e non parlare.
 
A volte, dietro la paura di offendere si nasconde la paura della reazione aggressiva dell'offeso, e dietro la gentilezza si nasconde la speranza che essa venga ricambiata.
 
Ognuno racconta i fatti in modo da salvare la propria faccia.
 
Le persone che si prostituiscono sono le sole che dicono chiaramente cosa offrono e cosa chiedono in cambio.
 
Ci sono tante cose che danno l'illusione di essere in compagnia. Tra queste: l'adorazione di una divinità, la visione di uno spettacolo o di un film, la visita di un museo, l'ascolto di una musica, la lettura di un libro, la pratica di una disciplina o di una filosofia, la masturbazione ecc.
 
Questa persona di fronte a me, che tipo di relazione/interazione sta cercando? Con quale tipo di persone? In che misura io appartengo a quel tipo di persone? In che misura io sono disponibile a quel tipo di relazione/interazione?
 
Fai questo e ti sentirai meglio. A volte funziona, specialmente se la cosa viene fatta insieme ad altri e acquista in tal modo una valenza sociale.
 
In molti casi le donne competono per gli uomini più potenti, e gli uomini per le donne più belle (nei limiti di ciò a cui possono realisticamente aspirare). Accade anche che una donna cerchi un uomo forte, ma non tanto forte da non farsi dominare almeno in parte da lei, e che un uomo cerchi una donna bella, ma non tanto bella da essere desiderata da uomini più competitivi.
 
Quando non ci si cura più dell'apprezzamento da parte degli altri, ogni comportamento è possibile, senza alcun freno morale.
 
Le relazioni e le interazioni tra entità (persone, cose, informazioni, algoritmi, luoghi ecc.) sono più importanti delle entità stesse.
 
Ogni donna, col suo uomo, si comporta da primadonna e rifiuta qualsiasi ruolo secondario. Per questo, per farsi amare da una donna, un uomo deve trattarla come una (anzi, come l'unica) primadonna. Fanno eccezione le prostitute e rare donne "non vincolanti".
 
Dato che la nostra felicità dipende molto dalla qualità delle nostre relazioni sociali, dovremmo spesso chiederci cosa ci conviene fare e cosa non fare (e quindi cosa cambiare) per migliorare i nostri rapporti con gli altri.
 
Ogni azione umana, ogni gesto può essere visto (dal soggetto e dagli altri) come atto rituale carico di significati e di una certa valenza sociale.
 
Due persone sono unite nella misura in cui condividono certe gerarchie etiche, estetiche, logiche e politiche.
 
Siamo conformisti al punto tale che se vogliamo differenziarci dobbiamo farlo secondo comuni modelli di differenziazione.
 
Noi tendiamo ad odiare le persone odiate da chi ci è simpatico.
 
Noi siamo i modi in cui interagiamo col nostro ambiente sociale, naturale e mediatico.
 
Quando un umano non è occupato a fare ciò che è obbligato a fare dalla natura o dalla società, esso è occupato a interagire con altri umani o a prepararsi per le future interazioni con altri umani. Infatti il bisogno pià importante di ogni umano, dopo i bisogni fisici, è quello di interazione sociale.
 
Io faccio cose che molti non fanno. Molti fanno cose che io non faccio. E ci sono cose che sia io che altri facciamo. Con gli altri conviene parlare solo di queste ultime cose.
 
Le crisi di identità sono crisi di appartenenza.
 
Tutte le espressioni culturali (come ad esempio gli articoli dei giornali o le pagine del web) costruiscono proposte di condivisione di cognizioni utilizzabili come mezzi di socializzazione.
 
Una certa cosa che mi piace a qualcuno dispiace. Una certa altra cosa che mi dispiace a qualcuno piace. Queste discordanze rendono difficile e dolorosa la vita umana.
 
Le interazioni tra persone sono determinate dai rispettivi software.
 
Affinché due persone possano essere amiche, esse devono appartenere ad una stessa classe di esseri umani.
 
Cosa dirò e cosa nasconderò alle persone che incontrerò?
 
L'intensità del bisogno di imitare un certo modello di comportamento è proporzionale alla quantità di imitatori del modello stesso percepita dal soggetto.
 
Chi crede di poter trovare in sé stesso di che fare a meno di tutti si sbaglia di grosso; ma chi crede che non si possa fare a meno di lui si sbaglia ancora di più.
 
Ognuno desidera certi comportamenti da persone libere di scegliere se soddisfare o no i desideri altrui, e cerca di influenzare a proprio favore tale scelta.
 
Essere incompreso da coloro stessi che amiamo, è il calice amaro, la croce della nostra vita. Perciò gli uomini superiori hanno sulle labbra quel sorriso doloroso e triste che tanto ci meraviglia.
 
Quando due persone interagiscono, ognuna si aspetta inconsciamente dall'altra un comportamento non libero, ma soggetto a certe regole non scritte. In tal senso, ogni interazione sociale è costituita da rituali inconsci, che io chiamo criptorituali.
 
Ogni umano, per ogni altro umano, può essere causa di piacere e di dolore, di benefici e di danni. La questione è dunque: come fare affinché dalla cooperazione con altri umani ognuna delle parti coinvolte possa ottenere piaceri e benefici e non dolori e danni?
 
Per non mettere in difficoltà il nostro interlocutore ed evitare di essere considerati arroganti, conviene nascondere le parti migliori di noi stessi, le nostre conoscenze, i nostri giudizi, le nostre opinioni, i nostri principi morali, le nostre differenze, le nostre abilità, le nostre superiorità e mostrare di noi solo ciò che l'altro può tollerare ed è in grado di apprezzare.
 
Tutto ciò che facciamo e che pensiamo consiste in transazioni facenti parte di uno o più “giochi”. Per “giochi” intendo programmi cibernetici funzionanti come regolatori automatici e inconsci delle nostre interazioni, e delle transazioni che le costituiscono. In tal senso, giocare è inevitabile e indispensabile. Tuttavia possiamo fare “metagioco”; cioè cercare di capire a quali giochi stiamo giocando e con quali regole (logiche, formali, sintattiche, semantiche, energetiche ecc.) ed eventualmente negoziare con gli altri nuovi giochi o modifiche ai giochi conosciuti.
 
Per interagire cooperativamente con gli altri bisogna tenere in considerazione le loro mappe cognitivo-emotive.
 
Chi cerca di piacere agli altri rischia di sottomettersi ad essi. Io vorrei piacere agli altri dominandoli.
 
La cultura è una collezione di strumenti con i quali qualcuno ha cercato (o cerca) di farci credere, non credere, fare, non fare, sentire, non sentire, certe cose.
 
L'amarezza viene quasi sempre dal non ricevere un po' più di ciò che si dà. Il sentimento di non fare un buon affare.
 
Quell'uomo non mi piace. Devo cercare di conoscerlo meglio.
 
Qualsiasi cosa io dica o faccia, non dica o non faccia, può essere usata contro di me.
 
Leggere un libro è un po' come stare in compagnia del suo autore e dei suoi personaggi. È infatti anche un rimedio contro la solitudine e l'isolamento.
 
È fastidioso discutere con uno che ha sempre ragione.
 
La regola d'oro delle buone maniere è fingere di essere uguali o inferiori.
 
L'inferno sono gli altri.
 
Le persone che si sopravvalutano sono insopportabili. Quelle che si sottovalutano sono interessanti come buoni prodotti a buon mercato.
 
Collezionare e condividere cose buone, belle e utili è un'ottima soluzione contro l'alienazione e l'isolamento.
 
Ogni umano cerca di accrescere la porta importanza alla occhi altrui. Alcuni lo fanno mostrando le proprie capacità, altri mostrandosi seguaci di persone ritenute importanti.
 
Ognuno è in cerca di alleati.
 
Se fai sentire il tuo interlocutore importante, diventi automaticamente importante per lui.
 
Siamo tutti influencer. Ciò che cambia è la quantità e la qualità delle persone che riusciamo a influenzare.
 
Per piacere ad una persona bisogna integrarsi armoniosamente nella sua visione del mondo.
 
Non fare al prossimo ciò che non vuole subire, non dargli ciò che non vuole ricevere, non dirgli ciò che non vuole udire.
 
I modelli socioculturali sono modelli di interazione.
 
Quando leggo un post assurdo e pericoloso in un social network sono assalito da un dilemma: ignorarlo o commentare dicendo che si tratta di pericolose assurdità? Il problema è che nel secondo caso l'autore del post mi invita, anzi mi sfida, a confutare logicamente, con argomentazioni razionali, il contenuto del post. Tuttavia so che le mie confutazioni razioni non servirebbero a nulla (se non ad ottenere insulti) dato il bias cognitivo dell'autore del post, che difenderà a spada tratta il suo pensiero senza prendere in considerazione le mie argomentazioni, come mi è capitato centinaia di volte.
 
Vedendo una persona (nella realtà o nei media) chiedersi: che rapporto c'è tra questa persona e me? Chiedersi la stessa cosa vedendo un oggetto, un ambiente, un simbolo, o leggendo un testo.
 
Né il tema di una conversazione, né il suo livello di profondità, possono essere imposti ad un interlocutore.
 
L'appartenenza sociale è basata sulla imitazione e riproduzione di certe forme caratteristiche di una certa comunità.
 
Gli animali non si offendono. Se non hanno la forza sufficiente per contrastare l'avversario, accettano la sconfitta e la conseguente posizione gerarchica. Non conoscono l'umiliazione, che è un fenomeno esclusivamente umano. Noi umani, invece, siano sempre occupati a difendere la nostra dignità dalle umiliazioni che gli altri vorrebbero infliggerci, e siamo pronti a fare lo stesso verso gli altri, con la forza, con la logica, con l'etica o con l'estetica.
 
Una coppia è tanto più stabile quanto più c'è una dipendenza reciproca tale da poter dire che ciascuna parte appartiene all'altra.
 
Le interazioni dipendono dalle relazioni e le relazioni dipendono dalle interazioni.
 
Un amico è una persona con cui puoi essere completamente sincero, con cui non devi nascondere o fingere nulla. Con cui puoi essere totalmente te stesso senza paura di offendere o di essere offeso.
 
Ognuno vorrebbe essere (più) importante per gli altri.
 
Ci sono individui che, a causa di certe situazioni passate, odiano e/o temono profondamente gli altri in generale, e accettano di interagire con qualcuno solo in caso di bisogno e a condizione che l’altro si sottometta alla sua autorità, ovvero assuma un atteggiamento umile, servile o ossequioso nei propri confronti.
 
Un individuo può agire, verso gli altri, nei seguenti possibili modi: condividere, cooperare, competere, ignorare, adattarsi, imporsi, isolarsi, emigrare.
 
La fratellanza scaturisce dall'essere figli degli stesso padre, sudditi dello stesso dominatore, allievi dello stesso maestro, o nemici dello stesso nemico.
 
Sono più apprezzato quando parlo o quando taccio?
 
I membri di una coppia solida si supportano e si sopportano.
 
Abbiamo bisogno di qualcuno peggiore di noi per sentirci migliori.
 
Per farci gradire da una persona è necessario (ma non sufficiente) che essa percepisca (o che si illuda) che noi la gradiamo.
 
La società consiste essenzialmente in uno scambio di servizi, beni e denari necessari alla soddisfazione dei bisogni primari, regolato da norme imposte da alcuni e trasmesse e apprese consciamente e inconsciamente da tutti i suoi partecipanti. Tutto il resto dovrebbe servire a facilitare in vari modi tale scambio, ma a volte lo ostacola.
 
Ciò che unisce le persone non sono solo le cose che esse comunemente pensano e fanno, ma anche quelle cose che non pensano e non fanno in quanto disprezzate, ignorate o proibite dai loro costumi, ovvero dalle loro norme etiche ed estetiche.
 
Immagina di trovarti davanti a tutti gli altri umani, e di dichiarare pubblicamente con chi e in quali modi sei disposto a interagire, e con chi e in quali modi non sei disposto a farlo.
 
Ogni espressione umana diretta verso altri umani costituisce una promessa di piacere o di dolore, di soddisfazione o di frustrazione di qualche bisogno, di prestazione di un serviziodi una punizione ecc. La promessa è sempre condizionata ad una certa risposta, che può essere un avvicinamento, un allontanamento, un acquisto, una vendita, un dare, un ricevere, un prendere, un legare, uno sciogliere, un credere, un negare, un pagare, un accogliere, un proteggere, un difendere, un partecipare ecc.
 
Chi non vede i difetti altrui non vede nemmeno i propri.
 
Ogni umano, per ogni altro umano, è un potenziale amico e un potenziale nemico. Perciò ognuno si preoccupa (consciamente o inconsciamente) delle intenzioni altrui, specialmente se il comportamento altrui appare "strano", cioè non convenzionale o non prevedibile.
 
Le falsità uniscono più delle verità.
 
Quando due umani si trovano tra loro in prossimità, ovvero in comunicazione o telecomunicazione, essi comunicano e interagiscono secondo i rispettivi programmi mentali, ovvero automaticamente. Quando un umano si trova da solo, ovvero non in prossimità o comunicazione con qualcuno, la sua mente si prepara alle prossime interazioni con gli altri, ipotizzandole e simulandole consciamente e inconsciamente mediante l’immaginazione.
 
Quando sei con qualcuno, tieni presente le cose che vi uniscono e quelle che vi dividono, e scegli in ogni momento se parlare delle prime o delle seconde.
 
Il comportamento più o meno favorevole di una persona A verso una persona B dipende da come A giudica B e da come A si sente giudicata da B. Il giudizio, che è sempre razionale ed emotivo allo stesso tempo, non riguarda solo le azioni volontarie, ma anche quelle involontarie (reali e presunte), i pensieri, le emozioni, e i sentimenti (reali e presunti). Per questo può essere sconveniente manifestare sinceramente i propri pensieri, i propri sentimenti e le proprie emozioni.
 
Il mio comportamento è influenzato da quello degli altri, e viceversa.
 
Non c'è rispetto per gli altri senza umiltà in se stessi.
 
Una persona diventata molto popolare dicendo falsità o agendo in modo immorale dovrebbe essere presa in seria considerazione e studiata come esempio di manipolazione mentale delle masse.
 
Ogni atto umano, ad eccezione di quelli fisiologicamente necessari, è un atto sociale.
 
Si può entrare a fare parte di un meccanismo sociale (inteso come sistema) sia modificandolo (per esempio aggiungendovi una nuova funzione) sia senza modificarlo (per esempio sostituendo una o più persone o aumentando il numero di persone aventi una certa funzione).
 
Sei amato da una persona nella misura in cui sei (o le fai credere di essere) ciò che essa desidera che tu sia, pensi (o le fai credere di pensare) ciò che essa desidera che tu pensi, senti (o le fai credere di sentire) ciò che essa desidera che tu senta, vuoi (o le fai credere di volere) ciò che essa desidera che tu voglia, e fai (o le fai credere di fare) ciò che essa desidera che tu faccia.
 
Spesso, per avere una buona interazione sociale, conviene farsi piccoli rispetto agli interlocutori.
 
Tutto ciò che facciamo e diciamo, non facciamo e non diciamo, parla di noi e ci qualifica agli occhi altrui.
 
Io suppongo che il desiderio di uccidere altri individui della propria specie, che troviamo nell'homo sapiens e non in altre specie animali, sia dovuto alle superiori capacità cognitive dell'uomo, nel senso che uccidere equivale (per l'inconscio e a volte anche per la coscienza) a cancellare dal proprio mondo vite che disturbano e contrastano l'armonia e la coerenza desiderata. Questo bisogno/desiderio di armonia e di coerenza ambientale e sociale sembra essere esclusivamente umano.
 
La nostra dipendenza dagli altri è molto più profonda e complessa di quella che crediamo di conoscere.
 
Ogni umano ha un bisogno irrefrenabile di interagire con altri umani. Quando non riesce a farlo realmente, lo fa con l'immaginazione.
 
A differenza degli altri animali, l’uomo si preoccupa di come gli altri lo valutano (intellettualmente, moralmente, esteticamente, politicamente, economicamente ecc.). Questa preoccupazione è costante e impegna l’uomo anche quando è solo. Essa influenza quasi tutti i suoi pensieri e le sue emozioni.
 
Il motivo per cui chi mostra le proprie inferiorità ci è simpatico e chi mostra le proprie superiorità antipatico, è che la superiorità degli altri ci inquieta, così come la loro inferiorità ci rassicura.
 
Una certa mamma, quando il suo bambino ha mangiato gli spinaci, lo premia di solito con un gelato. Di quali ulteriori informazioni avreste bisogno per essere in grado di predire se il bambino: a) giungerà ad amare o a odiare gli spinaci; b) ad amare o a odiare il gelato; c) ad amare o a odiare la mamma?
 
Raramente una persona rivela alle altre ciò che di male pensa e sente verso di loro, per paura di ritorsioni.
 
Umiltà e tolleranza possono essere deleterie se generalizzate. Bisogna essere umili e tolleranti solo quando è opportuno e con chi è opportuno esserlo. Infatti ci sono persone che non devono essere tollerate e persone di fronte alle quali non bisogna inchinarsi.
 
L'uomo desidera una comune appartenenza rispetto agli altri, e per questo tende ad imitarli.
 
Scusate se non rispondo agli auguri di buon Ferragosto, buona Pasqua ecc.. So che vengono fatti con buone intenzioni, e spesso per dimostrare amicizia e affetto, ma li trovo di per sé insignificanti, e non voglio contribuire al mantenimento di questa tradizione per me insensata.
 
Ogni umano ha un ricorrente bisogno di intrattenersi in giochi rituali con suoi simili.
 
Siamo tutti servi e padroni, sia perché ognuno deve rispondere ad altri del proprio operato, sia perché nell'interazione tra due persone ognuna fa richieste all'altra e risponde a quelle altrui, cioè ognuna dà e riceve qualcosa. Nel dare siamo servi (perché serviamo l'altro), nel ricevere padroni (perché ci serviamo dell'altro).
 
Sbagliare insieme o avere ragione da soli? Questo è il dilemma.
 
Chi tace non acconsente né dissente: evita la responsabilità di prendere apertamente una posizione, per diplomazia o insicurezza.
 
Vorrei parlare con qualcuno di temi che mi interessano, ma non trovo quasi mai persone interessate a parlare con me di tali temi. Trovo invece quasi sempre persone interessate a parlare di temi che interessano a loro e non a me. Credo che anche altri abbiano lo stesso problema. Come risolverlo?
 
Il fatto che io affronti analiticamente piuttosto che idealisticamente o sentimentalmente il problema dei miei rapporti con gli altri può essere mal visto dagli altri.
 
Il bisogno di comunità (ovvero di condivisione) dà luogo a diversi desideri, come quelli di stare in compagnia di persone simili a sé, indurre gli altri a diventare come se stessi, e diventare come gli altri. In altre parole, il bisogno di comunità è causa del desiderio di imitare gli altri e/o di essere imitati dagli altri nella visione del mondo, nei comportamenti, nei modi di pensare (e di non pensare), nei sentimenti, nelle motivazioni, nelle capacità (e incapacità) e negli aspetti esteriori.
 
L'offesa percepita, non l'offesa reale o intenzionale, scatena il comportamento aggressivo.
 
Nell'interazione tra due persone il comportamento di ciascuna di esse è influenzato dalla percezione e dall'interpretazione del comportamento dell'altra, come in un gioco. Ogni interazione è infatti parte di uno o più giochi, ed è interessante sapere se gli interattori giocano agli stessi giochi o a giochi diversi, e se sono consapevoli dei giochi a cui giocano, cioè degli obiettivi e delle regole dei giochi stessi.
 
Non far sapere al tuo rivale che consci i suoi punti deboli, per evitare che migliori le sue difese.
 
Ciò che ogni umano vuole sapere di ogni altro è: come si pone rispetto a me? (Superiore, uguale o inferiore?) Come mi giudica? Che sentimenti prova verso di me? Cosa si aspetta da me? Cosa cerca da me? Cosa è disposto a darmi? Che intenzioni ha nei miei confronti? Come potrei essergli utile? Che male potrei fargli? Se non possiamo avere una risposta esplicita a queste domande, risponderemo ad esse noi stessi, intuitivamente e inconsciamente, e agiremo di conseguenza.
 
Non si può costringere nessuno a dialogare, a rispondere alle nostre domande, a comprenderci.
 
A qualcuno dobbiamo piacere o almeno non dispiacere, perché se non piacessimo a nessuno, saremmo in guai seri. Per questo il nostro comportamento è molto influenzato dalla necessità di piacere agli altri, o almeno di non dispiacere loro.
 
Le tradizioni sono esercizi e gare di imitazione. L'imitazione (cioè la riproduzione) di forme sociali è un valore "dimostrativo". Infatti, chi meglio imita le forme sociali della comunità di appartenenza dimostra una maggiore integrazione sociale e quindi una maggiore forza e resilienza. Anche le mode, in quanto forme sociali, costituiscono un terreno di competizione nella gara a chi è più "sociale", ovvero più conforme alle caratteristiche della comunità.
 
Ai miei tempi invitare al ballo una donna era come scendere alla stazione in una città sconosciuta.
 
Le interazioni spontanee tra due persone A e B dipendono soprattutto dalla configurazione di A nella mappa mentale di B e dalla configurazione di B nella mappa mentale di A.
 
La probabilità di incontrare persone molto diverse da quelle che hai già incontrato in passato è quasi nulla. Ti conviene perciò trovare un modo accettabile di convivere e di interagire con le persone che sei abituato a incontrare.
 
L'uomo deve fare attenzione a come si comporta verso gli altri, perché dal proprio comportamento verso il prossimo dipende l'atteggiamento più o meno benevolo o malevolo del prossimo nei suoi confronti.
 
Ci sono fenomeni sociali per capire i quali è necessario un certo grado di intelligenza e di cultura. Ma se diciamo a una persona che non è abbastanza intelligente e/o colta per capire certi fenomeni, questa si offende. Così, per non offendere nessuno, lasciamo che ognuno si illuda di poter capire tutto ciò che capiscono gli altri per quanto riguarda i rapporti interpersonali.
 
Quando sento parlare di umiltà come valore divento nervoso, ho la sensazione che qualcuno mi voglia imbrogliare, che mi voglia indurre ad essere umile per non far emergere le mie doti o la sua inferiorità. I grandi uomini non sono umili, anche se spesso fingono di esserlo per ottenere consensi.
 
Alla fine conta ciò che ho ricevuto e ciò che ho dato, ciò che ho preso e ciò che altri hanno preso da me.
 
È difficile fare i conti con chi ricorda bene le transazioni a favore degli altri e meno bene quelle a proprio favore.
 
Ogni essere umano considera (consciamente o inconsciamente) ogni altro come un potenziale o attuale amico o nemico, ovvero come una persona più o meno utile o dannosa per la soddisfazione dei propri bisogni. È sulla base di tali considerazioni che ognuno si comporta in modo più o meno cooperativo o competitivo nei confronti degli altri.
 
Considerata la nostra interdipendenza e la necessità di conformarci a dei comuni modelli di pensiero e di comportamento, scegliamo insieme i modelli più adeguati e soddisfacenti.
 
Quando due individui s'incontrano, gli algoritmi (consci e inconsci) di entrambi cercano di determinare le possibili relazioni e interazioni tra loro, ciascuno secondo i propri schemi predefiniti, cioè secondo la propria mappa cognitivo-emotivo-motiva.
 
Ogni umano desidera interagire con altri umani, ma alle proprie condizioni.
 
Quando vediamo l'immagine (reale o virtuale) di una persona, automaticamente e inconsapevolmente ci facciamo un'idea di quanto essa sia contenta o scontenta, soddisfatta o insoddisfatta, amichevole o ostile, calma o irritata, generosa o avida, vincente o perdente, nociva o innocua, e di conseguenza ci sentiamo attratti o repulsi da essa in quanto persona, e dalle cose che essa rappresenta, che mostra di possedere o a cui appartiene.
 
Preferisco incantare piuttosto che essere incantato.
 
L'idea che nessuno abbia bisogno di noi ci spaventa. E l'idea opposta ci rassicura e ci gratifica.
 
Non solo ci sentiamo spinti ad imitare gli altri (e spesso siamo indecisi sui modelli da scegliere), ma percepiamo gli altri sempre come somiglianti a certi "modelli di umanità". Infatti ci sentiamo a disagio se non riusciamo a capire quali sono i modelli che gli altri imitano, ovvero a quali gruppi sociali e tipi psicologici gli altri appartengono. Siamo prigionieri degli stereotipi della nostra cultura.
 
Le relazioni e le interazioni tra esseri viventi sono relazioni e interazioni tra algoritmi adattivi.
 
Non fare ad altri ciò che ti renderebbe antipatico ai loro occhi.
Non fare ad altri ciò che non possono capire.
Non fare ad altri ciò che non ti hanno chiesto di fare.
Non fare ad altri ciò che non possono sopportare.
 
Gli altri desiderano o si aspettano qualcosa da noi, e noi decidiamo chi contentare (o scontentare) e in quale misura. D'altra parte gli altri decidono se e in quale misura contentarci.
 
Gli altri sono nella mia mente e io sono nella mente degli altri in certe relazioni e con certe valutazioni, le quali determinano i tipi di interazione che possono esserci o non esserci tra me e ciascun altro.
 
Spesso le persone si riuniscono per nessuno scopo particolare se non quello di stare insieme, di fare qualcosa insieme, un cosa qualsiasi, perché di ciò l’uomo ha un gran bisogno.
 
Alla maggior parte degli esseri umani non interessa capire cosa sia il bene comune e come si possa ottenere.
 
L'ambiente (naturale e sociale) in cui viviamo ci influenza e ci condiziona, ma noi possiamo in una certa misura cambiarlo, cambiare il modo di interagire con esso oppure emigrare in un ambiente diverso.
 
Un godimento molto grande si prova nella condivisione: godere insieme di un bel concerto, di una bella opera. La solitudine può depotenziare la qualità estetica dell'emozione. Perché si ha più piacere a vedere un bel film in una sala cinematografica piuttosto che a vederlo da soli alla televisione? È perché c'è comunione: si ride insieme, si piange insieme, ci si emoziona insieme. La condivisione è un presupposto essenziale per la pienezza e il godimento estetici, come lo è per la vita poetica.
 
Chi tace acconsente, sia al bene che al male. Oppure non ha tempo per commentare, o ha paura di farlo.
 
Ogni essere umano segue (imita, riproduce) dei modelli. Modelli di pensiero, di comportamento, di interazione, di partecipazione, di integrazione sociale. Comportamenti, azioni, gesti che non seguano un modello sono possibili, ma molto rari e difficili da attuare in quanto richiedono uno sforzo di volontà e di autocontrollo in tal senso. D'altra parte, l'apprendimento umano è basato sull'imitazione di modelli e tutto ciò che abbiamo appreso è parte di modelli.
 
Siamo tutti influencer, chi più, chi meno.
 
Se qualcuno ricompensasse delle persone solo per imitare gesti di sua invenzione privi di qualunque significato, dopo un certo numero di giorni molte di quelle persone sentirebbero il bisogno e il piacere di imitare altri gesti, e alcuni vi troverebbero dei significati interessanti.
 
Il disaccordo tra due persone non dipende quasi mai da errori di logica o contraddizioni nelle argomentazioni di una delle parti o di entrambe, ma da differenze nei punti di vista, ovvero sentimenti, valori, presupposti, definizioni e paradigmi cognitivi rispetto ai quali vengono sviluppati i ragionamenti. Pertanto si può ben dire che ognuno ha ragione dal suo punto di vista.
 
È difficile esprimere una opinione senza offendere qualcuno (presente o assente). E se nessuno si offende si tratta di una opinione banale.
 
Leggere un testo incomprensibile per la maggior parte della gente ha il vantaggio di non farti sentire inferiore agli altri che non lo comprendono. D'altra parte, l'illusione di comprendere qualcosa di insensato ha il vantaggio di farti sentire superiore alla maggior parte della gente che non lo comprendono. Perciò molti trovano un senso dove non c'è.
 
Raccontare i propri pensieri è pericoloso perché a qualcuno potrebbero non piacere. Per diminuire il rischio di farci dei nemici, dato che è quasi impossibile non comunicare i nostri pensieri, conviene adattare le nostre idee ai desideri e alle aspettative della maggioranza dei membri della comunità a cui apparteniamo. Se invece vogliamo essere liberi di pensare in modo indipendente, dobbiamo difenderci da ogni sorta di antipatie, calunnie e rappresaglie da parte di coloro che si sentono offesi o minacciati dall'irriverenza delle nostre idee, specialmente quando queste mettono direttamente o indirettamente in discussione le loro visioni del mondo e le loro sedicenti motivazioni e intenzioni.
 
Se vuoi avere una relazione (libera e non forzata) con qualcuno, devi dargli di te un'immagine compatibile con i suoi gusti, i suoi desideri e le sue aspettative.
 
Ogni essere umano desidera essere accettato e amato dagli "altri". Ma chi sono gli altri? Gli altri sono diversi per ciascuno di noi, e sono molto diversi tra loro (e rispetto a noi) per carattere, temperamento, capacità cognitive, emotive e fisiche, interessi economici e culturali, orientamenti morali ecc. Di conseguenza non possiamo essere accettati e amati che da poche persone, le quali possono essere disperse nel mondo e lontane da noi. Potremmo non incontrarle mai.
 
Un problema enorme è costituito dalla libertò di scegliere con chi cooperare e con chi no. Libertà che favorisce chi sceglie, ma condanna chi non è scelto dalle persone desiderate.
 
Per interagire in modo soddisfacente con gli altri dovremmo essere tutti antropologi.
 
Proclamare con fierezza una propria diversità implica una superiorità, una ribellione, una indipendenza, una libertà o una repulsione. Perciò può essere percepito come atto ostile o sfida competitiva.
 
Ogni azione umana ha anche un significato rituale.
 
Il problema principale nei rapporti interpersonali è quello della sostituibilità. Infatti ognuno è sostituibile con qualcun altro migliore, più utile, più produttivo, più attraente, più divertente, più piacevole, meno costoso, meno impegnativo, meno faticoso, meno problematico. Siamo tutti sostituibili e tendiamo a sostituire le persone con cui interagiamo con altre più interessanti.
 
È meglio essere apprezzati da poche persone di grande valore o da molte persone mediocri?
 
Quando un essere umano deve decidere se avvicinarsi o allontanarsi rispetto ad un altro, se essere cooperativo, competitivo, o indifferente nei riguardi dell'altro, nella sua mente conscia e inconscia avvengono una quantità di calcoli di convenienza e inconvenienza i cui risultati sono espressi dall'inconscio in termini di sentimenti e di emozioni che si posizionano in un punto del continuum tra odio e amore, posizione che può essere più o meno stabile o variabile, più o meno assertiva o dubitativa.
 
Ognuno vorrebbe controllare gli altri e non farsi controllare da essi.
 
Comportamento e motivazioni sono rispettivamente l'esterno e l'interno di un umano. Il comportamento proprio e quello altrui è conseguenza e causa delle motivazioni delle persone in gioco. Il comportamento è oggettivo, misurabile e registrabile, le sue motivazioni sono invece misteriose, soggettive, immaginabili e deducibili solo intuitivamente, con tutti gli errori di cui l'intuizione e l'immaginazione sono capaci. Tuttavia non possiamo fare a meno di interessarci delle motivazioni, perché sono il principio della vita, padrone e arbitre del nostro volere e dei nostri sentimenti, dispensatrici di piaceri e dolori.
 
I mezzi di comunicazione di massa, e specialmente internet, di gran lunga il più potente, sono immensi spazi popolati da simulacri di esseri umani che si contendono la nostra attenzione, il nostro denaro e/o il nostro sostegno con false promesse di piacere o di sicurezza.
 
Per essere considerato rilevante da una persona devi essere riconosciuto da essa come suo leader, suo seguace, suo compagno, suo cliente o suo fornitore.
 
Molte anime nobili amano il prossimo loro soltanto quando è miserabile, ammalato, agonizzante; quando insomma sono sicure della propria superiorità.
 
In certi momenti saper tacere è più importante che saper parlare.
 
Ognuno cerca di portare acqua al suo mulino.
 
La svalutazione interpersonale genera guerre.
 
Un contesto sociale è come una scala musicale. Ogni transazione fuori contesto è stonata come una nota fuori scala.
 
Per andare d’accordo con una persona, più che comprendere la sua mentalità e le sue esigenze, può essere necessario nascondere le proprie conoscenze e le proprie ragioni, se l’altro non è in grado di comprenderle né di accettarle.
 
Un rapporto tra due persone è riuscito quando l'una contribuisce a soddisfare i bisogni dell'altra, cosa difficile a causa della scarsa conoscenza dei bisogni propri e altrui, delle differenze tra i rispettivi bisogni, desideri e interessi, e della naturale tendenza a dominare in caso di disaccordo.
 
Ogni azione è parte di un'interazione.
 
Una grande emozione positiva è conseguenza di una grande socializzazione.
 
T’insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece.
 
Ogni tanto abbiamo bisogno di una persona con cui giocare a qualche gioco che ci piace.
 
Essere importanti per altre persone, nel bene e/o nel male, costituisce uno dei nostri bisogni più importanti. Maggiore è il numero di persone per cui siamo importanti, meglio ci sentiamo. Essere irrilevanti per tutti è angosciante.
 
È bello essere serviti, ci fa sentire ben integrati nella società.
 
Ciò che conta non è il dono che riceviamo, ma il fatto che qualcuno voglia donarci qualcosa.
 
Le miserie della nostra società non sono il risultato della lotta tra il bene e il male (vinta dal male), ma di lotte tra stupidità e intelligenze, tra diverse stupidità, tra diverse intelligenze e tra diversi egoismi. In questo quadro si formano alleanze e cooperazioni a fini competitivi. Una cooperazione senza fini competitivi è rara e perciò nobile.
 
Le persone riservate sono inquietanti perché non esprimono pubblicamente le proprie intenzioni e presunzioni. Infatti dietro ogni persona riservata si potrebbe nascondere un rivale.
 
Io ti valuto, tu mi valuti, io mi valuto, tu ti valuti, tutti valutano gli altri e se stessi. Secondo quali cognizioni? Quali sentimenti? Quali motivazioni? Quali logiche?
 
Il problema più importante per un umano è trovare un posto sostenibile nella società, cioè un posto che non richieda troppi sacrifici e troppe frustrazioni, ovvero un posto compatibile con i propri bisogni e con la propria personalità.
 
Un quartiere dove non ci sono bambini che giocano tra di loro è un quartiere morto.
 
Se ho dimenticato di insultare qualcuno, gli chiedo scusa.
 
Il mio benessere dipende dalla qualità delle mie interazioni con le persone e le cose con cui interagisco.
 
La vacanza al mare è un'occasione di confronto e interazione sociale. Si mostrano il proprio corpo seminudo, le proprie capacità sportive acquatiche, la propria resistenza all'aggressione del sole e delle rocce, le proprie facoltà economiche e i propri gusti. È una fiera di esibizione e competizione di forza, abilità, resistenza, bellezza, eleganza e ricchezza in cui scegliere e farsi scegliere.
 
Mentre la vita ci trascina avanti, noi crediamo di agire per nostra iniziativa, di scegliere la nostra attività, i nostri piaceri, ma, a guardar bene, sono solo i disegni, le tendenze del nostro tempo, che anche noi siamo costretti a seguire.
 
Chi gioca a carte scoperte con uno che gioca a carte coperte è perdente.
 
Una delle tragedie dell'umanità è il fatto che spesso la gioia di uno comporta la tristezza di altri. Infatti, per uno che vince, altri perdono.
 
Quasi ogni cosa che facciamo o evitiamo di fare ci qualifica socialmente, ed ha pertanto una valenza sociale.
 
Per non ammalarsi di testa occorre avere almeno 4-5 persone che stimiamo, che ci stimano e ci vogliono bene anche se tutti gli altri ci disprezzano o ci ignorano.
 
Tutto ciò che dico può essere usato contro qualcuno, a cominciare da me stesso.
 
A causa della sempre maggiore libertà di pensiero e di comportamento, e della conseguente diversificazione sociale, è sempre meno probabile che due persone siano tra loro compatibili. Di conseguenza la solitudine è sempre più diffusa.
 
Non possiamo non imitare. Semmai possiamo scegliere chi imitare.
 
Un gruppo sociale può anche essere un sistema di mutuo riconoscimento e di mutua approvazione, riconoscimento e approvazione di cui abbiamo tutti un grande bisogno.
 
Ognuno si preoccupa di come gli altri lo valutano, ma ognuno ha i suoi propri altri, con i propri valori e i propri criteri di valutazione, diversi da persona a peresona.
 
Un rito consiste in una cerimonia di imitazione, di ripetizione di gesti prestabiliti da parte di un gruppo in cui ognuno recita la parte a lui assegnata. Si tratta di una imitazione collettiva in cui al tempo stesso vengono imitati (cioè riprodotti) gesti del passato e del presente, e gli imitatori vengono a loro volta imitati come in un gioco di specchi che si riflettono all'infinito. Un gioco in cui vince chi fa la migliore imitazione, la più autentica, la più fedele.
 
Ci sono persone con cui è inutile discutere, anzi, pericoloso.
 
Ogni umano si chiede (consciamente o inconsciamente): come posso influenzare a mio favore i sentimenti degli altri verso di me?
 
Ogni umano costituisce una serie di collegamenti con certi umani e certe idee.
 
Se non vuoi soffrire di solitudine, devi scegliere se essere intellettualmente pecora o pastore, e, nel secondo caso, devi competere per la miglior posizione nella gerarchia dei pastori e combattere contro la concorrenza.
 
Ogni persona, per ogni altra persona, è un potenziale collaboratore e competitore.
 
Qualunque cosa facciamo che abbia una rilevanza sociale, la facciamo per ottenere un certo effetto nella mente di certe persone, cioè per fare credere qualcosa su di noi a certe persone o per suscitare in certe persone certi sentimenti verso di noi.